Un documentario. Un’iniziativa lanciata online su Youtube, su Facebook. Sbarcata in alcuni festival e manifestazioni. E poi in tv e sui giornali. E ancora, a rimbalzo e in ri-diffusione, in Rete.
Ne parlo oggi perché ogni rilancio, in Rete, attualizza un tema, lo rinnova e propone nuove riflessioni, nuove prospettive, crea nuova partecipazione; e mai come in questo caso gli argomenti affrontati vanno tenuti vivi. Il documentario in questione è intitolato “Il corpo delle donne” e lo trovate su Youtube qui (diviso in capitoli) oppure in versione integrale qui.
C’è chi, come Milly Buonanno o Loredana Cornero, scrive da anni sull’argomento donne e tv con l’occhio vigile e critico dello studioso (e talvolta concentrandosi più sul medium che sul soggetto, ma questo è un discorso a parte).
E c’è chi, come Lorella Zanardo, ne parla di pancia, arrivandoci (forse) quasi per caso. L’argomento, si diceva… la tv e le donne. O meglio: la rappresentazione televisiva del corpo delle donne.
Sembra un tema scontato e sembra che a pochi interessi affrontarlo davvero: tacitato ogni tentativo di affrontarlo, perché tale e tanto vasto è il problema che non basterebbe nemmeno una rivoluzione culturale, non mi azzardo poi a parlare di rivoluzione morale, coi tempi che corrono. Ma proprio questo è il punto: è come se il problema fosse stato vagamente percepito, poi introiettato e infine… sublimato. In poche parole è talmente evidente che per molti è diventato trasparente.
Perché lo definisco problema? Perché la donna in tv in realtà non esiste. Non c’è. Il suo corpo, quello sì, c’è. Ed è utilizzato: è strumento a servizio dell’audience. In quanto tale, spersonalizzato e costantemente “rimodellato” per farlo apparire gradevole a un generico “target maschile”, mentre il “target femminile” delle spettatrici sempre più tenta di somigliare a questo modello preconfezionato in quanto, appunto, universalmente riconosciuto come strumento che garantisce attenzione e dunque successo.
Torno a Lorella Zanardo: ha registrato in collaborazione con Marco Malfi Chindemi e Cesare Cantù 400 ore di trasmissione televisiva dedicata all’intrattenimento su canali Rai e Mediaset. Ha poi selezionato 25 minuti. E vi ha sovrapposto l’audio di una sua riflessione.
Il lavoro (andato in onda su La7 qualche mese fa, ripreso e moltiplicato in Rete e su vari quotidiani, tra i quali anche Le Monde) è una vera e propria denuncia: la tv sta “minando il paesaggio della coscienza di tutti”. Dice la regista in un’intervista su Repubblica.tv che in realtà l’elemento chiave emerso lavorando a questo documentario non è solo quello del corpo femminile esposto e rappresentato come oggetto sessuale. I temi “inattesi” sono anche altri due:
- L’umiliazione della donna (qualcuno ricorda Flavia Vento rinchiusa in una teca di vetro sotto al banco di Teo Mammuccari?).
- La scomparsa, in tv, dei volti di donne mature (over 40).
“E’ come se la donna non riuscisse a guardarsi allo specchio, non accettando se stessa, la propria faccia così com’è”, dice l’autrice mentre una carellata di donne liftate passa sullo schermo. Labbra rifatte, pelle tesa, scompaiono le rughe dell’età ma anche i segni d’espressione. Una serie di maschere: occhi che restano un grande punto di domanda, volti che non guidano verso l’empatia ma, al contrario, guidano lo sguardo altrove.
“Non c’è la natura peculiare del femminile, ma solo la donna in contrapposizione all’uomo”. Insomma, la tv parla, esibisce ma… dissimula.
La Zanardo ricorda le parole di Pasolini: la vulnerabilità è il fascino del volto. E si chiede: come restare noi stesse in un mondo in cui si è vincenti solo se si è ferocemente invulnerabili?
E la Rete, Youtube, come si pone in merito a un argomento così complesso come l’immagine e l’identità della donna? Con pro e contro: per farla facile e semplificare, si parla di riproposizione di minuti televisivi di corpi femminili versus capacità di costruire reti al femminile. Lo spiega la Zanardo in un’intervista su Apogeonline.
“Sembra quasi che la carne non basti più”, ha detto Marina Terragni parlando dell’argomento con la Zanardo. Chi si ciba di carne virtuale? Di video, foto, immagini di donne? E perché? Alle donne questo va bene? Anche gli uomini sono soddisfatti di questa immagine che, specularmente, emerge di loro? Ci accorgiamo di queste immagini quando guardiamo la tv? Che sensazioni ci danno? Che sensazioni danno le stesse immagini commentate con una riflessione, anziché con un sottofondo musicale accattivante? Quali strumenti possiamo avere e quanta voglia abbiamo di cambiare le cose?
Emma Ciceri