Astrazione, empatia, metafora

29 09 2009

Sul Boston Globe un paio di giorni fa è apparso un articolo di Drake Bennet (Thinking literally) molto interessante (che ho scoperto grazie alle twitterate di RL-IT). In particolare ha catturato la mia attenzione una frase di John Bargh (Yale): “The abstract way we think is really grounded in the concrete, bodily world much more than we thought”. Nietzsche diceva che la comprensione umana non è nulla più di un espediente, una rete di metafore cucite insieme delle nostre impressioni superficiali del mondo. “Nella loro ignoranza, la gente scambia erroneamente queste metafore familiari per la verità. Crediamo di sapere qualcosa delle cose stesse quando parliamo di alberi, colori, neve e fiori, ma non possediamo altro che metafore per le cose – metafore che non corrispondono in alcun modo ai soggetti originali”. George Lakoff (linguista di Berkeley) e Mark Johnson (filosofo dell’Oregon) hanno ripreso il discorso di Nietzsche e analizzato quelle metafore che chiamano primarie (quelle che potrebbero essere definite cliché, tipo “le categorie sono contenitori”, o “la somiglianza è vicinanza”, anche se qualche filosofo un po’ meno americano e un po’ più europeo avrebbe da dire – giustamente – anche su questo).
Cosa ne è venuto fuori? Tanto, soprattutto tanto materiale per gli psicologi. Ma un pensiero buffo in particolare mi ha fatto riflettere: “Ciò che abbiamo scoperto negli ultimi 30 anni è – sorpresa! – che le persone pensano con il proprio cervello. E il loro cervello… fa parte del loro corpo”. Dal pensiero buffo emerge un’argomentazione a mio parere importantissima (anche per RL!), sebbene appaia scontata: il pensiero astratto sarebbe insignificante senza un’esperienza del corpo. E proprio le metafore primarie, per la loro ubiquità (ovvero nella presenza costante nelle varie lingue) e per la loro fisicità, sono la prova più potente a supporto di queste conclusioni.
Nel bell’articolo di Bennett si portano molti esempi e vengono citati, forse come passaggio successivo, alcuni esperimenti (anche naïf) che provano l’importanza ricoperta dal contesto “fisico” in cui ci troviamo (ad esempio se ci troviamo una stanza calda o fredda, etc) nelle nostre “valutazioni” e nei nostri giudizi.
Anche questa non è una novità. Ma allora cosa mi ha fatto scattare lo switch nel cervello?
Il passaggio dalla teoria all’azione: queste considerazioni infatti portano all’obbligo (etico, morale e professionale) di tenere conto di tutti i fattori per comprendere la necessità, ad esempio in ambito formativo, di studiare e preparare bene i “contesti e i luoghi” che accolgono i partecipanti; e ancora, nell’ambito dello storytelling, la necessità di riconoscere e analizzare il ruolo e l’interpretazione delle metafore agganciate alla situazione, al vissuto del soggetto narrante, anche nel momento stesso del racconto.

Mi spingo ancora oltre, azzardando un po’.
Un breve preambolo necessario… Ricordo un testo di Worringer, “Astrazione ed empatia”, in cui l’autore parla dell’arte tentando di comprendere “l’intima affinità che lega il sentimento del mondo all’espressione figurativa di un popolo”, il nesso tra anima collettiva e stile. La forma viene intesa come risultato dell’incontro tra uomo e mondo, in un alternarsi di empatia, dal greco “sentire con” (es. il realismo, l’arte romana), ed astrazione, dal latino “scostare” (es. l’arte primitiva, ma anche l’astrattismo dei suoi tempi). W. interpretava l’empatia come un naturalismo che porta a godere dell’oggetto rappresentato (della forma organica) in quanto riconosciuto come uguale a quello fisico, mentre l’astrattismo (stile) viene descritto come una sorta di necessità di allontanarsi, attraverso l’uso di forme geometriche e dunque inorganiche, dalla realtà della natura ricreando un mondo “altro”. Theodor Lipps fu il primo che spostò il discorso dall’estetica alla comunicazione intersoggettiva, parlando di empatia quale processo innato di identificazione e protezione. Edith Stein (allieva di Husserl) approfondì ancora di più l’argomento, definendo l’empatia come “atto paradossale attraverso cui la realtà di/dell’altro, di ciò che non siamo, non abbiamo ancora vissuto o non vivremo mai e che ci sposta altrove, nell’ignoto, diventa elemento dell’esperienza più intima, cioè quella del sentire insieme, che produce ampliamento verso ciò che è oltre, imprevisto”. Anche nel momento della massima immedesimazione l’Io non scompare in un Io fusionale o subordinato, ma mantiene una sua diversità. Dunque l’empatia (e qui sto citando un bellissimo intervento dello storico dell’arte Luciano Berti) in questo senso è “un ponte tra vita personale e vita altrui, tra vita personale e sociale. E’ la genesi del noi sociale, luogo di cooperazione e di condivisione”.
Da un lato dunque abbiamo il “ponte sensibile” dell’empatia e dall’altro il “ponte mentale” dell’astrazione, ovvero un concetto che sostituisce un insieme di oggetti o descrive gli oggetti in base a proprietà a loro comuni.

Detto ciò.
Detto ciò, è possibile pensare che si possa trovare un “ponte fra i ponti”, ovvero un collegamento che consente di creare e dare valore alle reti di relazioni, tra individuo e società, tra soggetto sociale e individuo singolo, tra mente e corpo, tra mente collettiva e pensiero individuale? E’ possibile che questo hyper-bridge abbia anche un nome? e se questo nome fosse proprio la metafora?

Non posso non pensare a Borges, ma soprattutto a Gilles Deleuze e alla sua metafora del rizoma (cfr. “Millepiani”), che a Deleuze ha fatto rievocare il gatto del Cheshire… ma forse è meglio fermarsi qui! :)

Emma Ciceri





news dal network internazionale di Reflective Learning

18 08 2009

World Appreciative Inquiry Conference 2009

Reflective Learning – UK e Reflective Learning – Uganda presenteranno un workshop interattivo alla World Appreciative Inquiry Conference 2009: Creating a Positive Revolution for Sustainable Change.
Il professore (dr.) Tony Ghaye (Direttore di RL-UK) e i colleghi Dr. Phil Chambers, (Senior Consultant in Creative Arts, RL-UK), Ms Shiphrah Mutungi, (Direttore di RL-UG) and Mr.Tshewang Lama Sherpa, (Headteacher di The Sapta Gandaki School, Kathmandu) presenteranno il workshop dal titolo: Azione e Riflessione Partecipativa e Apprezzativa (PAAR) – nuove domande, nuovi modi di comunicare, migliori strategie d’azione.

Participatory and appreciative action and reflection (PAAR) è un nuovo approccio basato sulla valorizzazione e il rafforzamento dei punti di forza dei partecipanti, sviluppato da RL-UK per migliorare la qualità della vita e del lavoro dei singoli e nelle organizzazioni. A differenza di altri processi di creazione di conoscenza, PAAR è esplicitamente volto allo sviluppo di strategie partecipative, insieme ad altri quattro processi, che sono:

  • SPACE-LO SPAZIO/LUOGO
    (come lo costruiamo, lo usiamo, gli diamo forma, lo attiviamo, al fine di raggiungere obiettivi per noi significativi)
  • APPRECIATION-APPREZZAZIONE/VALORIZZAZIONE
    (valorizzare l’altro attraverso conversazioni sugli aspetti positivi delle esperienze vissute)
  • EMPOWERMENT-RAFFORZAMENTO
    (avere la forza di cambiare valori, pratiche e policy che perpetuano disuguaglianze, pregiudizi, e esclusione)
  • ETHICS-ETICA
    (avere il coraggio di agire per fare le cose che percepiamo come giuste)

Per ulteriori informazioni sul workshop contattare: Dr. Phil Chambers, pachambers@btinternet.com

Per maggiori informazioni sulla conferenza visitare il sito

Per maggiori informazioni sull’approccio PAAR consultare il sito (lingua italiana)

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Reflective Learning – UK with Reflective Learning – Uganda, have been chosen to present an interactive workshop at the upcoming 2009 World Appreciative Inquiry Conference: Creating a Positive Revolution for Sustainable Change.

Professor (dr.) Tony Ghaye (Director, RL-UK) and colleagues Dr. Phil Chambers, (Senior Consultant in Creative Arts, RL-UK), Ms Shiphrah Mutungi, (Director, RL-UG) and Mr.Tshewang Lama Sherpa, (Headteacher, The Sapta Gandaki School, Kathmandu) are presenting an interactive workshop called Participatory and Appreciative Action and Reflection (PAAR) – new questions, different conversations, better action.

Participatory and appreciative action and reflection (PAAR) is a new strengths-based approach, developed by RL-UK, to improve performance, lives and livelihoods. Unlike other processes of knowledge creation, PAAR explicitly weaves authentic participatory strategies together with four other processes. They are;

SPACE (how we make, take and shape it to achieve humanly significant goals)
APPRECIATION (valuing others through conversations of positive regard)
EMPOWERMENT (having the strength to change values, practices and policies that perpetuate inequality, prejudice and exclusion)
ETHICS (acting with courage to do the right thing)
For further information about the workshop please contact: Dr. Phil Chambers, pachambers@btinternet.com

For more information on the overall conference agenda please visit the conference website at: http://www.2009worldaiconference.org/








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