MARIA
Maria si è svegliata alle 7 e 30 come tutte le mattine in cui deve andare a scuola. Oggi è particolarmente agitata per via dell’interrogazione di tedesco: nell’ultimo compito in classe aveva ottenuto un misero sei e mezzo, rovinando quasi irrimediabilmente la consueta media dell’otto. Inoltre, la sera precedente, a cena, non era riuscita a resistere alla tentazione di inzuppare il pane nel sugo della pasta, trasgredendo vistosamente alle regole alimentari che si era cercata di dare a inizio settimana: a giocarle un brutto tiro era stato il nervosismo. Più che la questione del compito, a preoccuparla sono stati i discorsi di suo padre. Ormai da qualche tempo, la sua bottega non gode più del prestigio di un tempo: l’arte del liutaio non viene apprezzata come dovrebbe e la produzione industriale ha preso il sopravvento. Con la voce quasi rotta, sua padre aveva speso tutto il tempo della cena a spiegare il perché della crisi, a suo giudizio non imputabile alla presunta esosità dei prezzi artigianali, quanto all’arrogante capillarità della distribuzione industriale, colpevole di svalutare l’anima e la tradizione dello strumento musicale rendendolo merce da megastore. Maria non era sicura di aver capito perfettamente tutte le argomentazioni di quel discorso ma di certo non le era sfuggita l’angoscia nella voce del padre né l’espressione corrucciata della madre che pure si era sforzata di sorriderle un paio di volte nel corso della cena quando i loro sguardi, alzatisi per un attimo dal piatto, avevano avuto la sventura di incrociarsi. L’ultima occhiata che Maria dette allo specchio prima di uscire di gran carriera dalla camera, non fece altro che aumentare il suo malumore, sottolineando spietatamente l’urgenza di una dieta ipocalorica.
Quando dopo un’ora di mezzi pubblici varcò la soglia della sua classe, a Maria non dispiacque affatto scoprire che al posto del compito in classe, avrebbe dovuto parlare con delle persone dell’università per una qualche specie di intervista.
LA SCELTA DI MARIA: scopri la carta, clicca sul tarocco

DAVIDE
Strappato violentemente dalla tranquilla e ovattata atmosfera del suo sogno, Davide fu investito dalla luce del sole che irruppe nella sua stanza attraverso le tende che sua madre aveva appena ritirato, accompagnando quel velocissimo gesto da un grido intimidatorio che lo invitava a vestirsi velocemente. Fra la veglia e il sonno, alle otto del mattino, Davide si lavò e si vestì con gesti meccanici e svogliati, prendendo pian piano confidenza con la sua giornata. La sera prima aveva fatto molto tardi. Era uscito con quella ragazza che stava corteggiando ormai da tempo e che aveva ceduto al suo invito, invogliata, a suo parere, dalla prospettiva di un giro in moto e dalla partita di calcetto appena vinta. Pur essendo stato sempre molto popolare, grazie al suo bell’aspetto e ai suoi vestiti alla moda, Davide aveva toccato l’apice del suo appeal dopo aver segnato il goal decisivo nel torneo studentesco che aveva visto trionfare il suo liceo contro gli eterni avversari del tecnico Leonardo Da Vinci. Davide non giudicava un caso il fatto che proprio adesso, la stessa ragazza alla quale aveva lanciato da tempo chiari segnali di apprezzamento, avesse finalmente ceduto alle sue avance invitandolo ad uscire. La serata era andata benissimo e non vedeva l’ora di arrivare in classe e dai suoi amici con una nuova conquista di cui vantarsi. Riguardo al compito di tedesco, Davide non si preoccupava certo un granché, convinto che il sei politico, alla fine dell’anno, l’avrebbe comunque ottenuto e che avrebbe dovuto giusto impegnarsi un po’ qualche settimana prima dell’esame di maturità . Prendere un voto decente agli esami, era importante per tranquillizzare i suoi genitori che già da qualche mese stavano molto più all’erta riguardo al suo rendimento scolastico, in vista del fantomatico ingresso nel mondo dell’Università. D’altronde, il dialogo con i suoi, soprattutto negli ultimi due anni, si era ridotto veramente all’osso. Davide si era reso conto da qualche tempo di un fatto piuttosto strano: la maggior parte delle volte, quando si riferivano agli esseri umani, suo padre e sua madre non li chiamavano persone ma ‘clienti’ o ‘pazienti’. Tutto il mondo fuori dalla sua famiglia, o comunque la parte più importante e significativa del resto del mondo, si divideva fra contenziosi giuridici dei clienti del padre e terapie lunghissime dei pazienti della madre; a tratti, in alcune conversazioni, si insinuavano poi i ‘parenti’ che solo occasionalmente diventavano clienti e pazienti a loro volta. Per questo Davide perdeva molto interesse nel partecipare a questo tipo di conversazioni ma forse, una volta varcata la soglia dell’Università, avrebbe avuto anche lui qualcosa da dire riguardo ai suoi futuri pazienti o clienti.
Dopo aver trangugiato la colazione, Davide inforcò la moto e uscì dal vialetto di casa sua seguito a ruota dalla smart della madre e dalla bmw del padre.
LA SCELTA DI DAVIDE: scopri la carta, clicca sul tarocco

Irene Pellegrini
